Lettera di risposta alla nota 388 del MI “Emergenza sanitaria da nuovo Coronavirus. Prime indicazioni operative per le attività didattiche a distanza.”
Il periodo che stiamo attraversando, subito dopo la crisi economica globale del 2009, è uno dei più difficili della storia repubblicana e, sin da subito, si è reso evidente che, per superarlo, sarebbero stati richiesti, anche ai comparti della conoscenza, uno sforzo e un impegno eccezionali, adeguati alla straordinarietà della situazione.
La sospensione delle attività didattiche, in principio programmata per poco più di una settimana, e oggi prolungata per un tempo che non è dato definire, ha imposto a tutta la comunità educante, in particolar modo ai dirigenti scolastici, agli insegnanti e agli assistenti tecnici, uno sforzo per attivare la didattica a distanza, uno strumento per non interrompere il dialogo con i ragazzi e portare avanti, per quanto possibile, i programmi scolastici con una modalità del tutto nuova e inedita.
In un quadro di vuoto normativo e contrattuale in materia di telelavoro per il personale scolastico, che nessuno ha mai sentito la necessità di colmare poiché ogni processo educativo significativo si fonda sull’interazione diretta tra ragazzi e insegnanti, la didattica a distanza ha evidenziato sin da subito numerose criticità legate all’organizzazione del lavoro degli insegnanti che la praticano, all’uso delle tecnologie che ne consentono l’attuazione e all’efficacia di questo nuovo modo di fare scuola sul processo di apprendimento dei ragazzi.
La Scuola ha, dunque, perso la bussola e ha bisogno di trovare nuove coordinate per orientarsi. Gli insegnanti, ora più che mai, hanno bisogno di tempo e di rispetto dell’art. 33 della Costituzione, quello che sancisce il diritto alla libertà di insegnamento e che oggi è l’unico riferimento normativo sicuro che ci è rimasto.
Ci ha molto stupito, per non dire che ci ha lasciati sgomenti, che la Ministra dell’Istruzione non abbia colto, invece, la complessità e la delicatezza del periodo che il mondo della scuola sta vivendo, lasciandosi andare, nella nota 388 del 17 marzo, a una profusione di consigli, che a dire il vero assomigliano più a dei diktat, non solo sugli strumenti da utilizzare per la didattica a distanza e sulla progettazione delle attività ma anche, e soprattutto, sulla valutazione.
Sui primi due punti sono già intervenuti con sufficiente efficacia le segreterie nazionali dei sindacati firmatari del CCNL, sottolineando che la nota deve essere “immediatamente ritirata perché contenente modalità di organizzazione del lavoro che sono oggetto di relazioni sindacali” e perché “le modalità individuate come riproduzione in remoto delle attività ordinarie, oltre ad apparire illegittime e inapplicabili, richiedono, implicitamente ed esplicitamente, che sia i docenti sia gli alunni possano accedere, in modo generalizzato, a connessioni internet con strumenti software e hardware adeguati”.
Ci teniamo, invece, a fare alcune considerazioni sull’aspetto che maggiormente ci ha colpiti della nota, quello sulla valutazione, uno dei più importanti e delicati nel lavoro dell’insegnante, per il forte impatto psicologico che ha sui ragazzi. La Ministra parla e scrive come se nel suo passato non sia stata una docente, di sostegno tra l’altro, o, quantomeno, come se non avesse affrontato alcun percorso di formazione che abbia dato solidità al suo profilo culturale di ex insegnante.
Probabilmente, per esempio, non ha mai letto nemmeno un testo di progettazione didattica, ad esempio quello di Michele Pellerey in cui, il noto studioso di didattica, della matematica in particolare, affronta, tra l’altro, il tema della valutazione spiegando come questo sia in stretto rapporto con tre poli: obiettivi di apprendimento, contenuti e metodo didattico.
La stretta correlazione tra processo di valutazione degli apprendimenti e questi tre poli è uno degli aspetti più importanti da tenere in considerazione in questa situazione di radicale trasformazione della didattica che da processo fondato sulla relazione diretta e bidirezionale è diventata un processo fondato sulla relazione indiretta imponendo agli insegnanti di rivedere e ripensare tutta la loro progettazione, in termini di obiettivi, di contenuti e di metodo.
Ignara di questo concetto, che dovrebbe essere chiaro a ogni insegnante, la Ministra Azzolina insiste su questo tema specificando che l’insegnante deve procedere ad attività di “valutazione costanti, secondo i principi di tempestività e trasparenza” e che le valutazioni degli apprendimenti in itinere (riferendosi a questa fase) saranno propedeutici alla valutazione finale.
Cercheremo allora di spiegarlo noi con parole semplici alla Ministra: se è vero che in questa fase gli insegnanti possono e devono essere supportati nell’“inventarsi” un nuovo modo di fare scuola, è altrettanto vero che non possono e non devono in alcun modo essere sollecitati, o addirittura obbligati, a valutare gli apprendimenti fin tanto che non si sentiranno padroni del metodo che hanno scelto di utilizzare per la didattica a distanza.
Ci piacerebbe che alla Scuola, in questo momento così difficile, fosse invece chiesto di concentrarsi su come accompagnare i propri studenti in un processo di comprensione e accettazione di quanto sta accadendo, di occuparsi più di cosa provano, delle loro emozioni e preoccupazioni, anziché di pensare esclusivamente ad andare avanti con il programma restituendo al Ministero una misurazione quantità e qualitativa del lavoro.
Molti studenti hanno genitori in cassa integrazione o a casa senza lavoro, molti hanno perso un loro caro a causa del Covid-19 e molti sono preoccupati perché vedono uscire i propri genitori per andare a lavorare e temono che possano infettarsi. Oppure sono frustrati perché non hanno la tecnologia per stare al passo con i compagni o perché devono contendersi l’unico computer di casa con il/i fratello/i o la/e sorella/e, che hanno anche loro delle video lezioni da seguire, o con il genitore in telelavoro.
Per questo chiediamo alla Ministra di ritirare la nota 388 e di scriverne un’altra in cui, anziché impartire direttive e istruzioni, si limiti a chiedere ai dirigenti scolastici, agli insegnanti e agli assistenti tecnici, quali necessità ha la Scuola nell’era Covid-19.