Lettera agli insegnanti
FRANCESCO RICCI 30/Gennaio/2016 – 13:20
“Oh generazione sfortunata! / Cosa succederà domani, se tale classe dirigente …”. Ho pensato a Pier Paolo Pasolini e alla sua “Poesia della tradizione”, mentre uscivo dal Collegio dei docenti dell’Istituto “E.S. Piccolomini” e andavo incontro senza ombrello alla pioggia fredda di questo gennaio carico di tristezza e di rabbia, la tristezza e la rabbia di chi assiste impotente alla rovina di un mondo, quello della scuola, che fino a qualche tempo fa costituiva, almeno per molti di noi, la casa, l’approdo, l’avventura. Perché ci sono stati giorni in cui il mestiere d’insegnante è parso davvero bellissimo e appagante, a tal punto seducente e decisivo – di un’esistenza, di centinaia di esistenze – che mai io, i miei colleghi, l’avremmo cambiato con un’altra professione. Quella stagione, però, è ormai ricordo, è alle spalle, quadro senza prezzo e senza confronto riposto in un museo, il museo degli amori perduti, il museo degli amori rubati. “Oh generazione sfortuna! / Cosa succederà domani, se tale classe dirigente…”. Organico aggiuntivo Il mio pensiero corre a voi, colleghi dell’organico aggiuntivo, che non avete studiato per finire a trascorrere pigramente le ore in una sala insegnanti, davanti a un computer, sfogliando le pagine di un libro o di un quotidiano, limando l’articolo da mandare a una rivista specializzata. A volte vi viene chiesto di fare qualche supplenza, altre volte di seguire gli alunni che presentano delle insufficienze gravi negli scritti. L’aula voi, quasi foste gabbiani, appena la sfiorate, la classe, intesa come comunità ermeneutica, la vivete senza possederla. Era forse questo che vi aspettavate d’incontrare, quando sceglieste di fare della cura dei giovani – questo significa essere insegnante – il vostro compito, il vostro destino? “Oh generazione sfortunata! / Cosa succederà domani se tale classe dirigente…”. A voi neppure è stato risparmiato lo strazio di partecipare a delle riunioni nelle quali, nel modo più crudele, prendono forma – si fanno volto, gesto, discorso – le conseguenze dell’attuazione della “Buona Scuola”, una delle riforme più vergognosamente fasciste ed esiziali della nostra storia repubblicana. E’ difficile credere, lo so bene, che fino a poco tempo fa in questo stesso ambiente dal soffitto affrescato, che voi ancora contemplate con un misto d’ammirazione e di timore, i professori si riunivano, discutevano, litigavano, alzavano la voce, votavano intorno a questioni legate alla didattica, alla condotta degli studenti, al calendario scolastico, al ricevimento dei genitori, a progetti che coinvolgevano personale esterno o personale interno, all’organigramma dell’Istituto. Nessuna celebrazione del passato, sia chiaro. Anche allora i rancori personali e le differenti idee politiche generavano contrapposizioni, causavano spaccature. La mancata sintesi Eppure, eppure eravamo ancora capaci di pervenire a una sintesi. Perché non c’era, non c’era quella reciproca e astiosa diffidenza, non c’era quella latente ostilità, che trae origine dall’istituzione del “Comitato per la valutazione dei docenti”, vale a dire di un organo chiamato a individuare i criteri, da sottoporre all’attenzione del Dirigente, per assegnare agli insegnanti meritevoli un bonus, come stabilito dalla legge 107/2015. “Oh generazione sfortunata! / Cosa succederà domani se tale classe dirigente…”. Il mio pensiero corre a voi, colleghi neo-immessi in ruolo, i cui occhi non hanno potuto vedere nessun fazzoletto rosso, nessuna saldatura tra studenti, insegnanti, personale Ata, dirigenti, uniti nel dire “no” a chi nel Miur, senza spesso aver messo mai piede in un’aula scolastica, ha la presunzione di decidere. Le vostre orecchie di giorno in giorno si sono dovute abituare allo stesso ritornello, che “la Buona Scuola”, per quanto pessima, è una legge dello Stato e, come tale, va rispettata. Quasi che il nostro fosse uno stato di diritto – e allora sì che tale affermazione suonerebbe vera – quando, in realtà, non lo è affatto, e nessun costituzionalista al servizio del Principe potrà farmi cambiare idea al riguardo. L’orgoglio e la dignità Voi non avete conosciuto, perché noi anziani non ve ne abbiamo offerto testimonianza – imperdonabile colpa – , la disobbedienza e la resistenza, l’orgoglio e la dignità di non essere complici della distruzione dell’unità solidale di un’intera categoria. L’aggiornamento obbligatorio e permanente, l’alternanza scuola / lavoro anche per i Licei, l’incremento dei poteri del Dirigente scolastico, il premio ai docenti meritevoli, li abbiamo accolti come si accoglie un dono. Alcuni, i più zelanti e i più ruffiani, lo hanno fatto perché speranzosi di essere proprio loro a beneficiare del nuovo assetto antidemocratico dell’istituzione scolastica; i più, perché noi Italiani siamo così – già altre volte lo fummo – arrendevoli e proni davanti al potente di turno. Berlusconi e Renzi altro non sono che la nostra autobiografia. “Oh generazione sfortunata! / Cosa succederà domani se tale classe dirigente…”.
Francesco Ricci